Laureate e sottopagate. I numeri delle lavoratrici italiane

donne_lavoro_part_timePiù istruite e mal pagate. È questa la favola grigia delle laureate italiane secondo Eurispes, l’Istituto di Studi Politici, Economici e Sociali, che ha condotto un’indagine su un campione di 521 donne nel nostro Paese.

In Italia, dove le laureate sono tre milioni e mezzo contro i 2,9 milioni di uomini, uscire dagli atenei e allontanarsi dai libri significa spesso scontrarsi con un mercato del lavoro impietoso e deludente. Secondo i dati raccolti, il 63,2 per cento delle italiane non è soddisfatto delle possibilità di carriera, mentre il 43,1 per cento svolge una professione che non è in linea con gli interessi e le aspirazioni personali. La metà delle lavoratrici non svolge poi un’attività pertinente al proprio titolo di studio e si deve accontentare spesso di un impiego part time.

La differenza di genere sembra incidere in negativo anche sulle possibilità di trovar lavoro, il tasso di occupazione femminile si attesta infatti al 49,9 per cento contro il 69,8 maschile (dati Eurostat). Un’istantanea poco incoraggiante per il gentil sesso se si considera che nel 2014 più di sette lavoratrici su dieci hanno visto peggiorare la propria situazione economica (tanto che solo il 12,9 per cento dichiara di riuscire a risparmiare).

La possibilità di perdere il lavoro per una donna è oggi 40 volte superiore rispetto a quella di un collega uomo. I dati dimostrano come la maggior parte dei ‘licenziamenti rosa’ coincida con la nascita del primo figlio. Una realtà che conferma la scarsa tutela in ambito lavorativo di un aspetto delicato come la maternità.

Non migliora la prospettiva femminile guardando ai redditi medi. A parità di lavoro le donne italiane guadagnano meno. E per essere precisi il 7,3 per cento in meno. Il contributo economico della donna all’interno della coppia spinge poi l’Italia al fondo della classifica europea: il 33,7 per cento delle donne tra i 25-54 anni non percepisce alcun reddito.

Il segretario generale Uil, Carmelo Barbagallo, in occasione dell’8 marzo ha sottolineato come «nonostante le lotte e i risultati conseguiti in questi decenni persistono pesanti differenze tra uomini e donne, soprattutto nel mondo del lavoro. La crisi economica ha accentuato questa divaricazione. La partita si gioca sul piano culturale, ma anche su quello dello sviluppo economico, solo così si superano le frammentazioni e le contrapposizioni di genere».

D.F.C

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