Medicina: il gruppo Giovani Medici chiede una riforma complessiva

Fare il medico oggi in Italia?Faticoso e insoddisfacente. É questa la storia di tanti ragazzi che intraprendono la carriera, che fu del greco Ippocrate, diventando specialisti precari o disoccupati. Solo il 45% dei neolaureati riesce infatti a entrare nelle scuole di specializzazione e molto spesso l’alternativa è l’estero. 20131107_protesta-medici“Bisogna intervenire al più presto per rilanciare il settore e dare prospettive concrete ai giovani medici – afferma Arturo Bergonzi, segretario generale Cisl Medici Lombardia – Troppe carenze e inefficienze del sistema hanno prodotto una situazione al limite dell’emergenza, poiché non vi è un numero sufficiente di giovani medici specialisti per garantire il turnover. Per questo il gruppo Giovani Medici ha individuato le criticità di cinque figure professionali che coprono il panorama dei giovani medici e per ognuna di queste vuole proporre un modello di rinnovamento e sviluppo”.

1)Per gli studenti: selezione all’ingresso Il test d’ingresso è necessario per garantire un tetto agli accessi e quindi una formazione di qualità. Si può migliorare, modificare o riscrivere ma deve comunque rimanere per garantire una formazione qualitativamente adeguata ai futuri medici. Recentemente si è parlato del modello francese e di una sua possibile applicazione in Italia. “Non siamo contrari a priori – afferma Simone Bandirali, responsabile del settore Giovani Medici del sindacato lombardo – ma a pochi anni dall’introduzione del test nazionale, cambiare ancora repentinamente metodo di selezione è precipitoso”. 2)Per i medici neolaureati: abolire il tirocinio post laurea, istituire una laurea abilitante in medicina e chirurgia Il neolaureato in medicina, vista la durata del corso di studi, non ha meno di 24-25 anni. Inoltre, prima di accedere definitivamente al mondo del lavoro, avrà ancora 5 o 6 anni di scuola di specializzazione. Perché mai i giovani laureati devono sottoporsi a quasi un anno di attesa tra la laurea e l’abilitazione, costituendo ulteriormente un costo per le famiglie? Aboliamo i tre mesi di tirocinio post-laurea prima dell’esame di Stato e introduciamo una laurea abilitante in Medicina e Chirurgia. 3)Per gli specializzandi: più borse di studio e più diritti.I Giovani Cisl Medici Lombardia chiedono che attraverso una programmazione attenta e investimenti adeguati si aumentino i posti e soprattutto si aboliscano le incompatibilità che impediscono allo specializzando di fare altro rispetto alle sostituzioni dei medici di base e alla continuità assistenziale (spesso impossibili per la sovrapposizione con gli orari della Scuola di Specializzazione). Per quale motivo  professionisti ormai trentenni, al IV o V anno della Scuola di Specializzazione, non possono esercitare la professione al di fuori della Scuola? Per quale motivo gli è invece permesso da subito di effettuare, senza nessun tipo di tutela come il riposo dopo il turno di notte la continuità assistenziale dove molto spesso si trovano a gestire, in prima persona e senza aiuto, difficili casi di emergenze? 4)Per i giovani specialisti: abolire le incompatibilità tra pubblico e privato A causa del blocco del turnover nel pubblico impiego il giovane specialista spesso non riesce ad accedere alle strutture del Sistema sanitario nazionale. Trova quindi impiego in strutture private pure o private convenzionate che quasi sempre contrattualizzano il rapporto di lavoro con forme precarie, spesso riconducibili alla collaborazione professionale con partita Iva. Sono inoltre frenati da una serie di incompatibilità, di cui Giovani Medici Cisl Lombardia, propone l’abolizione, che impediscono al giovane specialista di svolgere supplenze nella medicina pubblica, pur se titolare di borse di studio o praticante attività libero professionali presso strutture private accreditate. Il giovane specialista deve poter accedere sia al pubblico che al privato convenzionato due sistemi non più in competizione ma che devono agire in sinergica collaborazione. 5)Per la medicina del territorio: scuola di specializzazione in medicina generale Il medico di medicina generale è una figura cardine del nostro Sistema sanitario nazionale perché ha in prima persona la gestione sul territorio del paziente. É il punto di accesso fondamentale del cittadino alle cure e il punto cardine del suo percorso terapeutico. É inoltre dimostrato che il medico di medicina generale ha un ruolo di prim’ordine anche nella gestione delle risorse e quindi del possibile risparmio del Ssn, potendo limitare fortemente la prescrizione di innumerevoli visite, esami diagnostici ed accessi al pronto soccorso PS che spesso sono inutili e fortemente onerosi per la comunità. “Questa peculiarità – ricorda Simone Bandirali – è stata riconosciuta tardivamente prevedendo un apposito corso di formazione che attualmente dura 3 anni, con un programma e un’organizzazione da rivedere profondamente e con una retribuzione nettamente inferiore a quella delle altre scuole di specialità”. “Per una sanità al passo con i tempi – conclude – riteniamo fondamentale valorizzare la medicina territoriale equiparando il corso di formazione in medicina generale ad una scuola di specializzazione”.

D.F.C

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